Istituto Mosaico Psicologie

Scuola di Specializzazione Psicoterapia

analitico

 

Il riconoscimento del Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca (MIUR)

La nostra Scuola di Specializzazione in Psicoterapia era presente nel primo elenco proposto alla fine degli anni 80 ed ha formulato la sua richiesta ufficiale alla Commissione presso il Miur insieme alle prime 50 scuole italiane. E’ stata poi approvata e iscritta ufficialmente nella gazzetta ufficiale del febbraio 2002. Nella formulazione della prima domanda avevamo specificato che intendevamo preparare gli allievi seguendo tre scuole di pensiero a nostro avviso integrabili efficacemente e cioè: psicoanalisi, bioenergetica e psicodramma. La commissione di quel periodo ritenne che dovessimo proporre una sola scuola di pensiero e noi rinunciammo perché convinti che i tempi fossero maturi per presentare integrazioni utili a fronteggiare la complessità dei problemi dell’epoca attuale. Ci riprovammo qualche anno dopo e la nuova Commissione approvò il nostro progetto. Da quel momento il nome “Mosaico Psicologie”  diventava sinonimo della formazione completa, che abbraccia le più importanti potenzialità umane e le mette al servizio della psicoterapia.

Solo per rendere la Scuola riconoscibile in modo semplice abbiamo scelto di riassumere nel nome “Istituto Mosaico Psicologie” tutte le modalità psicoterapeutiche che proponiamo, scelte a seconda dei casi.
E ancora per semplicità abbiamo riunito nel contenitore “psicodramma analitico” le varie teorie e tecniche che usiamo.

Lo psicodramma analitico “Mosaico”

Possiamo chiamare il metodo che abbiamo adottato: “la versione più moderna della psicoanalisi”. Dunque mettiamo un primo punto fisso: le fondamenta teoriche che abbiamo scelto sono quelle della psicoanalisi, cioè di quel tipo di psicoterapia che cerca la causa della psicopatologia e la segue fino alla sua radice più profonda, naturalmente se, e quando è il caso. Ma la psicoanalisi che abbiamo scelto è viva, in costante evoluzione, attenta a recepire ogni possibilità di migliorarsi e niente affatto disposta ad ammuffire nel ricordo dei suoi primi passi. Una psicoanalisi pronta a soddisfare la domanda attuale di maggiore concretezza e anche di maggiore brevità, quando serve; capace di affrontare le psicopatologie più complesse e non solo le nevrosi; una psicoanalisi che possa scegliere la strada più efficace tra il setting individuale, quello di coppia e quello di gruppo. In questo sta la modernità: nel riuscire a leggere bene i bisogni delle persone che vivono nel 2000 e le crepe psicofisiche, e sociali, che provoca questo tipo di vita.

Partendo da questi obiettivi, abbiamo cercato prima di tutto un catalizzatore capace di armonizzare la psicoanalisi con altre metodologie e siamo approdati allo psicodramma. Il suo ideatore, Moreno, aveva detto a Freud: “io incomincio dove lei finisce”, ma alcuni psicoanalisti, francesi prima e argentini poi, avevano capito che quel confine non esisteva, anzi, che i due metodi sembravano fatti per completarsi. Per questo motivo, da più di vent’anni abbiamo scelto lo psicodramma analitico. Siamo ripartiti dalle esperienze dei vari Lebovici, Diatkine, Kestemberg, Gillibert, Anzieu, Lemoin, lo abbiamo arricchito sempre di più, con le tecniche che si sono dimostrate più efficaci, e intendiamo continuare quest’opera insieme ai nostri allievi. Jean José Baranes, psicoanalista, didatta della Società di Psicoanalisi di Parigi, ha spiegato la sua scelta di utilizzare lo psicodramma analitico, definendolo il mezzo migliore per affrontare con successo le psicopatologie con genesi più arcaiche delle nevrosi. Quel tipo di patologie che nascono quando ancora non c’è l’uso della parola e le difese sono basate sulle “simbolizzazioni primitive”. Didié Anzieu, a sua volta, l’aveva adottato perché aveva avuto la prova che nessun altro metodo gli permetteva di risolvere i problemi e le psicopatologie dell’infanzia, con altrettanta efficacia. Ma sono molti di più i motivi che rendono così apprezzato questo approccio in quest’epoca.

1. Primo, la sua estrema duttilità: nessun altro strumento è altrettanto duttile, tanto da poter essere usato per ogni tipo di setting e per le situazioni più diverse.

2. Secondo, sembra nato apposta per l’infanzia, perché ha la struttura del gioco, quindi libero e creativo, divertente anche, ma allo stesso tempo permette interpretazioni molto chiare e conclusioni semplici.

3. Terzo, gli adolescenti lo giocano con altrettanta naturalezza, ma con molto più interesse, perché ne apprezzano la forza e sono attratti dalla possibilità di occupare finalmente la propria scena.

4. Quarto, nella coppia è di grande efficacia, soprattutto quando sono utilizzati con perizia “lo specchio”, l’inversione di ruolo” e alcune tecniche di personalizzazione.

5. Quinto, dalla sua versione gruppale derivano, in pratica, tutte le psicoterapie di gruppo e diverse versioni della formazione interattiva. Questa versione per adulti è la più conosciuta, proprio per la sua duplice veste:

- può essere alleggerita di tutta, o parte, della struttura psicoanalitica, tornando più o meno alle sue origini moreniane, e diventare così uno strumento divertente ed efficacissimo per i grandi gruppi e per la formazione relazionale (con le sue “sorelle” sociodramma e sociogramma); noi insegnamo questa versione nel primo biennio;

- oppure può mantenere la profondità della psicoanalisi ed essere un modo di fare psicoterapia altrettanto vitale, attivo e particolarmente indicato in determinate situazioni.

6. Sesto, nel setting individuale il modo di utilizzare lo psicodramma analitico è duplice; non penso purtroppo di avere qui lo spazio per descriverlo, posso però precisare che la nostra scuola insegna sia il metodo classico della seduta psicoanalitica individuale, sia il metodo dello psicodramma nel setting individuale.

7. Settimo, la struttura caratteristica dello psicodramma, il fatto che le persone possano agire su una scena, muoversi realmente, mette in maggiore evidenza i segni della sofferenza psichica sul corpo, le sue censure e le sue distorsioni, e ci permette di utilizzare la bioenergetica, l’analisi psicosomatica e diverse altre tecniche d’intervento psico corporeo.

Psicodiagnosi e definizione del setting

La psicodiagnosi è nella tradizione dell’Istituto Mosaico Psicologie, e la era anche quando la maggior parte della comunità psicoanalitica la vedeva non solo inutile ma anche dannosa. Non avendo il tempo in quest’occasione di entrare nel dettaglio di quel punto di vista, mi limito a chiarire che la nostra scelta, di usare sia il setting individuale, sia quello di coppia, che, infine, quello di gruppo, ci ha sempre obbligato a fare una serie di considerazioni diagnostiche, di cui non sentivano la necessità i colleghi che proponevano le sedute individuali e basta. In ogni caso il nostro modo di fare diagnosi è questo:

- viene considerata la richiesta palese di psicoterapia e le motivazioni, consce e preconscie, che spingono il paziente a farla;

- viene tracciata la storia dettagliata del soggetto, sia dal punto di vista anamnestico, sia da quello delle esperienze affettive, dentro e fuori la famiglia;

- viene somministrato un proiettivo, generalmente il test di Rorschach, con il triplice obiettivo di:

a) confermare la tendenza relazionale di base, nelle sue variabili d’introversione ed estroversione;

b) darci notizie sulla distorsione della personalità rispetto alle stesse variabili;

c) dirci qual’è il grado di equilibrio psichico e la capacità di mantenere il controllo in presenza di determinati stati emotivi.

Resta intatto il principio psicoanalitico, che la psicodiagnosi efficace per il soggetto è la sua graduale presa di coscienza delle motivazioni che l’hanno spinto rinunciare a determinate pulsioni, ad accettare distorsioni psicofiche dolorose e a coprirle con una serie di meccanismi di resistenza, tanto inconsci quanto deleteri. Per questo motivo la restituzione psicodiagnostica al soggetto è molto prudente e finalizzata alla scelta del percorso psicoterapeutico più efficace.

La psicodiagnosi può fermarsi abbastanza presto o proseguire a seconda della decisione psicoterapeutica. Anche questa è materia di studio e di discussione alla scuola.

L’importanza del corpo
abbiamo prima accennato alla bioenergetica ma avremmo dovuto semplicemente dire che nella nostra scuola diamo molta importanza al corpo .
Lo consideriamo il messaggero dell’inconscio e il mezzo di espressione di molti pensieri. Lo consideriamo la sede dei sintomi che si formano partendo dall’inconscio. Di conseguenza lo consideriamo lo strumento che può aiutarci a superare le nevrosi, gli stati psicosomatici, la carenza energetica tipica di gravi disturbi psicologici e psico – affettivi

Lowen, ideatore della bioenergetica è uno degli autori che proponiamo ma non è il solo. Anche per il corpo lo psicodramma è un ottimo contenitore

Valutazione degli esiti

Questo è un argomento più complesso. Noi ci teniamo molto a lavorare per obiettivi, è nel nostro dna, e quindi controlliamo quanto e quando li raggiungiamo. Vorrei tuttavia portare un esempio breve per rendere l’idea della differenza che c’è tra lavorare sul sintomo e lavorare sulle cause. Forse tutti conoscete la gramigna, quell’erba infestante che batte il record di presenze, almeno su tutto il territorio nazionale. Anche i detti popolari se ne occupano. Per esempio si dice “sei come la gramigna” per dire ad uno che non riusciamo a togliercelo di torno. Bene, la gramigna mette radici molto robuste e molto ramificate sotto il terreno, molto più abbondanti di quanto non siano le sottili foglie che a ciuffi crescono in superficie. Non solo, ma le ramificazioni sotterranee cercano di aggrapparsi a sassi e a altri elementi più robusti. E hanno un’altra caratteristica: che le radici si spezzano e i piccoli inevitabili pezzi che restano si riproducono velocemente. Il risultato è che quando si è convinti di averla estirpata, la gramigna riappare tutt’attorno, più abbondante che mai, per la disperazione di chi ha sudato per toglierla. Ora, il motivo per cui gli psicoanalisti hanno spesso rifiutato di considerare i sintomi è perché hanno constatato in tutto il mondo che i sintomi vanno e vengono, e possono cambiare di qualità e quantità nel corso di tutto il trattamento. Normalmente vengono considerati delle resistenze, per la precisione degli spostamenti di libido da una parte inconscia ad una più evidente. Oggi l’attenzione al sintomo, corrispondente nell’esempio al ciuffo di gramigna superficiale, è aumentato, e noi siamo convinti che meriti una certa attenzione, sia a livello d’interpretazione sia in termini di valutazione dell’efficacia del lavoro che abbiamo fatto. Restiamo tuttavia attenti alle cause che l’hanno provocato, cioè alle radici della gramigna ela nostra azione principale è rivolta a loro. Valutare quest’altro tipo di lavoro è decisamente più complesso, ma non vogliamo nasconderci dietro le difficoltà per evitarlo, anzi, ci teniamo a farlo e ad insegnarlo.

La metodologia didattica e formativa

Avendo a disposizione uno strumento come lo psicodramma, con cui si possono fare tanto le semplici simulazioni, quanto i più complessi approfondimenti, sarebbe uno spreco se la didattica non fosse di tipo esperenziale. Infatti è quanto di più pragmatico si possa immaginare. La scena viene utilizzata ogni volta che l’argomento lo permette e questo rende molto più chiari e memorizzabili i temi proposti. Le simulazioni permettono di mostrare quali sono i comportamenti da tenere col paziente nei vari tipi di setting. Lo psicodramma serve per riflettere sulle proprie resistenze e per indicare il modo migliore di agire, secondo la propria tendenza naturale.

Il primo biennio è comunque un po’ più ricco di teoria, con l’attenzione puntata soprattutto sui principi psicoanalitici e sulla loro evoluzione, poi sull’applicazione dei due test principali per la definizione della tendenza relazionale naturale e della sua possibile distorsione (Rorschach ed MBTA), e infine sulla psicosomatica.

Il secondo biennio (analisi didattica), è quasi totalmente dedicato allo psicodramma psicoanalitico vissuto, integrato da informazioni ed esercizi di energetica psicofisica. E’ composto da:

- introduzioni e segnalazioni teoriche;

- serie di psicodrammi analitici condotti in parte dagli allievi, sotto la guida del supervisore e in parte dal supervisore stesso;

- gli “psicomos”, psicodrammi condotti dal supervisore, trascritti, commentati e arricchiti di note bibliografiche, via internet, da tutti gli allievi, e infine ricomposti in varie dispense a disposizione della commissione d’esame finale.

Le lezioni, poste nei w.e. sono integrate da:

- stage residenziali estivi;

- da almeno un convegno annuale da noi organizzato, a cui partecipa sempre almeno un relatore di chiara fama;

- da lezioni magistrali, sempre con relatori specializzati nell’argomento scelto.

www.scuoladipsicodramma.com

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